Archivio mensile:Novembre 2015

Che ne sanno loro…

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Note in punta di fioretto

Niente, sono 2 ore che mi rigiro in questo letto, e il sonno non arriva. Erano anni che non mi capitava. Mi sembra di essere tornato bambino, quando, la sera prima della partenza per un viaggio, l’entusiasmo era tanto che era quasi impossibile addormentarsi, se non quando i primi raggi del sole trafiggevano le persiane chiuse male. Ma in questo caso non capisco la causa di questa agitazione; sono quasi 20 anni che vado in giro a fare gare, ho perso il conto di tutti gli alberghi in cui, normalmente, ma non oggi, mi sono addormentato. E questo non è poi tanto diverso. Stesse lenzuola dozzinali, stessa moquette ormai stanca di essere calpestata, forse solo un po’ di lusso in più. Immagino i miei ragazzi che dormono beatamente nelle camere accanto, ma non li invidio. Prima delle gare il mio animo era una tempesta di emozioni e mi ci sono voluti anni per imparare a non darlo a vedere, a non far accorgere gli altri dell’uragano di paura, nervosismo, ansia che avevo dentro. Sono diventato talmente bravo a fingere tranquillità, che alla fine sono riuscito a convincere anche me stesso.
Niente, ancora sveglio. Ok, passiamo al piano B: il frigo bar…ovviamente vuoto. Vuol dire che oggi faremo guadagnare lo stipendio al portiere notturno. Mi infilo i pantaloni, la camicia e scendo le scale per andare al bar della hall; spero che un martini, bevuto tutto di un fiato, mi intontisca abbastanza. Mi fermo, ascolto. Qualcuno sta accarezzando i tasti di un pianoforte? Una piccola scintilla si accende nel cervello. Una semplice sequenza di due note ha attivato chissà come un impulso elettrico fra qualche neurone, e i ricordi affiorano. Ricordi di estate siciliane caldissime, con nonna seduta impettita sul divano, ad ascoltare me bambino che sudavo su dei tasti bianchi Continua a leggere→

Genitori e scherma

Foto TRIFILETTI/BIZZI

E poi ci sono loro: i genitori. Chiunque lavori nello sport sa che questa è la categoria che riserva più sorprese e insidie nella vita lavorativa di un tecnico.
Metto subito le mani avanti. La maggior parte di loro sono una presenza piacevole e fondamentale nella vita di una palestra. Accompagnano i figli in sala, spesso barcamenandosi tra i mille impegni della vita quotidiana, e rinunciano ad uscite e riposo per portarli in giro per l’Italia per le gare. Ce li affidano, dandoci così il privilegio di collaborare con loro alla crescita dei bambini. Li sostengono nel loro impegno, considerando lo sport, giustamente, un momento educativo fondamentale. Sono i loro primi tifosi e, in maniera equilibrata, li festeggiano nelle vittorie e li consolano nelle sconfitte. E non meno importante, mettono mano al portafoglio, permettendo alla società di andare avanti, visto che oggi la maggior parte delle associazioni sportive si regge sulle quote sociali.
Ma, e c’è un ma, ogni tanto ci troviamo ad avere a che fare con genitori che non si rendono conto che con il loro comportamento rischiano di nuocere alla ‘vita’ sportiva, e non solo, dei loro figli.
La tipologia forse più evidente è il genitore del campione: suo figlio è il più forte di tutti (spesso può essere anche vero) e lui si trasforma nel perfetto manager; la vita del bambino è scandita dagli allenamenti, che lui sovrintende da fuori la sala. Chiede continui incontri con il tecnico, cercando di spiegare teorie personali sul modo migliore di allenare il figlio, e considerandosi un esperto perché ha letto la voce “scherma” su Wikipedia. Ne ho visti alcuni cronometrare le lezioni e poi esibire Continua a leggere→