Incontro

E lei era così, ma non era così, nel senso, non fraintendetemi, che era esattamente come la vedevi, ma il tutto dipendeva da cosa guardavi. Si, perchè tutti quanti sappiamo che si può vedere una persona per mesi senza averla mai guardata e si può riuscire a guardarla perfettamente il primo istante che i tuoi occhi posano lo sguardo su di lei e che rimangono un istante in più del dovuto su quel viso, in quegli occhi, in quel sorriso e non sai perchè, o in realtà lo immagini ma non lo ammetterai mai, nemmeno a te stesso, ritrovi un qualcosa di familiare, qualcosa che c’è e non pensavi ci fosse, e sopratutto, che mai e poi mai, avresti pensato di ritrovare in quel volto, in quegli occhi, in quel sorriso. E tutto il resto del tempo è un inseguire quella sensazione iniziale; all’inizio in realtà sei convinto di aver sbagliato, che il tutto è stato un abbaglio, magari colpa del riflesso di quel sole cocente che lei combatteva con una maglietta sopra la testa e che a te fa cambiare 3 t-shirt al giorno. Cerchi conferme di quell’errore, non è possibile, pensi, e allora speri che conoscendola, si riveli non essere quello che pensi… E poi arriva la conferma, semplicemente, come una risata, che le illumina il viso e a te riempie le orecchie; e allora lo sai, sai che quella persona ti darà qualcosa, che non passerà nella tua vita indifferente, come tantissime altre hanno fatto; certo, non sai ancora se il suo contributo sarà una canzone nuova che non conoscevi e che ti farà sorridere fra 10 anni quando la riascolterai, o se, magari, quella stessa canzone la ascolterai fra 10 in sua compagnia, e sorriderete insieme, ma sai che quell’incontro, quella mattina, in cui eri in posto in cui in realtà non avresti voluto essere, non lo dimenticherai, come hai già fatto come migliaia di incontri, ma resterà nella tua memoria, come quando dopo tanti anni ti ricordi esattamente che hai fatto in un dato momento, come eri vestito, cosa pensavi in una determinata situazione, che in qualche modo ha segnato la tua vita; e non per forza segni indelebili, ma anche piccoli graffi, quasi invisibili, della tua storia personale, ma che per uno strano gioco della memoria, rimarranno per sempre impressi in qualche neurone sperduto nel tuo cervello, messo là unicamente per ricordarsi, per esempio, quella polo a righe rubata a tuo fratello.
E allora continui a guardarla, perchè ora sei curioso, curioso di sapere cosa hai visto, cosa hai intuito, e allo stesso tempo spaventato, perchè sai che per guardare devi permettere all’altro di guardarti, devi abbassare quella maschera che hai imparato ad indossare a comando, però ormai non ne puoi fare più a meno, il desiderio di conoscere l’altro è più forte di qualsiasi vergogna o paura.
E la guardi, a modo tuo, cercando la verità nelle piccole cose, in quelle cose che spesso gli altri non guardano, nei gesti che lei fa quando non sa di essere guardata, nelle parole che dice, e in quelle che non dice, nelle esitazioni del discorso, nelle pause, negli sguardi e nelle risate. Cominci dalla sua storia, per quello che ti racconta ovviamente, che è la parte più importante, perchè tu sai, lo hai sperimentato su te stesso, che in certi casi la verità non conta, conta solo il proprio vissuto, la nostra verità. Scopri dalle sue parole, prima di tutto, che è una persona capace di sorprendersi, di stupirsi, e questo ti piace, perchè anche a te piace stupirti, e piacciono le persone che sanno stupirti, come il suo accettare quei piccoli momenti di intimità con la scusa di un caffè, e ti piace il suo dirti si, senza remore, spontaneo. E in questi momenti, piccoli e brevi, delicati come bolle di sapone, dove basta una parola fuori posto, o un interruzione esterna, per rovinare tutto, la conoscenza continua. Attraverso le parole, tante, e gli sguardi, e i gesti, cominci a conoscere le sue paure, i suoi fantasmi, ma anche la sua forza il suo coraggio, il suo carattere, a volte spigoloso, a volte troppo aggressivo, ma è il suo, ma che ti fa venire in mente un campo di grano sferzato da un vento potente. Non sai perchè ti è venuta questa immagine, ma la culli dentro di te, ti ci fai riempire, ti emoziona. Lei è uno splendido campo di grano dorato, fecondo, ricco, che un vento forte, forte come il suo carattere, ma anche come spesso la vita sa essere, cerca di piegare, ma le spighe, apparentemente deboli, proprio nel momento in cui stanno per cedere, per spezzarsi, si ritirano su. E questo gioco continua, sempre, con piccoli momenti di quiete, di pace, e lunghe folate, che fanno muovere le spighe tutte insieme, e dall’altro sembra un mare giallo sempre in movimento, che sprigiona pace e potenza allo stesso tempo. Ti piace il gioco dei contrasti che lei sprigiona in te. È un ghiaccio bollente, una forza attraversata da debolezze momentanee, un coraggio pieno di paure, una bellezza che si vede piena di bruttezze, una donna che racchiude in se la perfezione di quel quadro di klimt, quello che ami tanto, le tre età della donna, e vedi in lei, tutte e tre le età: la debolezza della fanciullezza, la sicurezza della donna, e la saggezza (pure troppa) della maturità.
E mentre pensi a tutte queste cose, e senti il tuo animo che esulta nel piacere di provare emozioni così piene nei confronti di un’altra persona, di lei, allora capisci, che un altro pinnacolo ti si è messo davanti. E sai che, comunque vada la storia, sia che vi vediate ancora, o che il suo volto rimanga un’immagine sbiadita nella tua memoria, nella tua anima, la sua impronta, leggera o marcata, silenziosa o assordante, non la perderai mai.

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